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Cattedrale   arrow

 

La fondazione della Cattedrale risale, come comunemente accettato da tutti gli studiosi, al decennio tra il 1103 e il 1113. Il forte riuso di materiale antico ha favorito l’ipotesi di una preesistenza antica o alto medievale su cui si costruì l’edificio attuale. L’architettura della Cattedrale rientra nello schema degli edifici ecclesiastici successivi alla costruzione dell’abbazia di Montecassino del 1070. Come per altri casi, la Cattedrale sessana si avvicina fedelmente all’edificio cassinese richiamato nell’architettura e negli arredi interni. Addossato alla facciata è il portico costruito verso la fine del XII secolo, con tre arcate di cui la centrale a sesto acuto sul cui archivolto sono raffigurate le Storie di San Pietro, fatto da maestranze già attive all’interno del chiostro della cattedrale di Monreale. Da notare la presenza di capitelli antichi accanto ad altri medievali a figure zoomorfe accoppiate, iconografia simile, ma datazione diversa, a quelli di Aversa e Carinola. Nella zona superiore della facciata, il finestrone con edicola triangolare è una “citazione di un modello pugliese”, testimoniante una committenza ben informata sulle maestranze circolanti in ambito meridionale. Per la costruzione di questa parte dell’edificio si fece ampio ricorso al materiale di spoglio a differenza della zona absidale, iniziata tempo prima, in cui si adoperarono conci di tufo. L’architrave del portale centrale, su cui lati sono scolpite due maschere, proviene dal Teatro romano di Suessa così come quello dell’episcopio, mentre nella lunetta si trova un’interessante lastra a bassorilievo raffigurante Cristo in trono con San Pietro e San Paolo su un fondo a mosaico. Due sculture leonine, probabilmente le più antiche dell’edificio, sono poste alla base del portale centrale. L’interno è a pianta basilicale a tre navate, divise da colonne anch’esse di reimpiego. La navata centrale presenta un pavimento interamente mosaicato, in non buone condizioni conservative, di stile “bizantino”, seppure qualche studioso lo colloca cronologicamente all’interno del XIII secolo. Di sicuro è la sua complessità e d’esecuzione e iconologica che rimanda ad un preciso, ma poco documentabile, percorso liturgico tipico della religiosità medievale. L’ambone con il candelabro per il cero pasquale, posto al termine della navata mediana, è anch’esso a mosaico, seppure composto di tessere a paste vitree differenti da quelle in marmo del pavimento. La costruzione dell’ambone, metà del XIII secolo, si articolò in circa cinquant’anni , con chiari ripensamenti e stili diversi tutti rientranti all’interno di un percorso artistico di impronta siculo – normanna. La lastra a bassorilievo con Giona e il cetaceo, collocata sulla parete laterale dopo ripetuti spostamenti, riporta la firma di Peregrinus, a cui si vuole attribuire anche alcune decorazioni scultoree dello stesso ambone. Il coro medievale, di cui si conservano nel Museo Capitolare alcuni pilastrini a mosaico, fu smembrato alla metà del XVIII secolo. In quegli anni la Cattedrale perse il suo aspetto medievale a favore di un stile barocco caratterizzato da volte a botte ad incannucciata nelle coperture, stucchi lungo le pareti e l’inserimento e la sopraelevazione del coro. La diversa volumetria modificò gli ingressi alla cripta e alla zona presbiterale, decorata con marmi policromi anche nel pavimento. Parte dell’intervento barocco è stato eliminato con opinabili interventi di restauro degli anni settanta del XX secolo. Di notevole pregio artistico è la tela di Luca Giordano (1659) raffigurante la Comunione degli Apostoli, conservata all’interno della cappella del SS. Sacramento in cui è anche esposta, in attesa di un imminente restauro, la pala, proveniente dalla precedente cappella del Sacramento, raffigurante la Disputa del SS. Sacramento commissionata, probabilmente, dalla famiglia Di Transo – Gallucci. Sempre in quest’ambiente si osserva un interessante altare in marmi commessi, più volte modificato contestualmente con la balaustra in marmo. I lavori di fine XVIII secolo, compiuti dai vicari capitolari durante l’assenza dell’ordinario diocesano, modificano l’abside centrale con l’aggiunta di marmi e statue e l’arretramento dell’altare maggiore, cinto da una stupenda balaustra in marmi commessi. Al centro dell’abside, ricoperta di marmi sempre nel XVIII secolo, è posta la tavola cinquecentesca attribuita a Marco Cardisco raffigurante la Madonna del Popolo. Nel Coretto d’inverno, attiguo alla sacrestia, voluto agli inizi del Novecento dal vescovo Diamare, si conserva l’altare seicentesco in marmi commessi dell’ex cappella di San Girolamo e il dipinto di F. Santafede raffigurante San Girolamo che traduce la Bibbia.

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