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Chiesa dell’Annunziata   arrow

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La chiesa dell’Annunziata, posizionata a ridosso della maggiore piazza di Sessa Aurunca comunemente appellata Mercato, fu voluta dalla corporazione dei conciari e calzolari attorno al 1489 insieme con annesso Ospedale ed educandato. L’edificio ha conservato inalterato la pianta rinascimentale, a croce greca, anche dopo gli interventi settecenteschi. La facciata, divisa in due ordini e sormontata all’estremità superiore da un timpano triangolare e due torri campanarie laterali, è mortificata dall’angusto spazio antistante che ne limita la visione centrale. Gli studi condotti sulla chiesa dell’Annunziata avevano attribuito la paternità dei lavori settecenteschi a Domenico Antonio Vaccaro. Solo il ritrovamento di un documento d’archivio, in cui si menziona “l’ingegnere” Giuseppe Astarita, già attivo a Sessa su altri edifici ecclesiastici, ha portato a modificare l’attribuzione sull’esecuzione dell’intervento, che risente del gusto neoclassico tipico dell’area napoletana. Particolarmente degni di attenzione sono i dipinti, più numerosi e qualitativamente alti rispetto ad altre chiese. Tra i più interessanti, si ricorda la tavola del XV secolo raffigurante la Pietà, proveniente dalla diruita chiesa di San Biagio e conservata all’interno della cappella del SS. Sacramento in cui si osserva anche la lastra tombale del XVI secolo del governatore don Lope de Herrera, realizzata dallo scultore Annibale Caccavello. Altra tavola, collocata nella seconda cappella a destra, è la Sant’Agata di Vespasiano Friozzo, datata 1601. Nella cona d’altare del presbiterio, proprio al di sopra degli stalli lignei, è esposta l’Annunciazione di Sebastiano Conca. La tela di A. Sarnelli, posizionata nella seconda cappella di destra e raffigurante San Leone IX in Gloria, è ricordata non solo per il suo valore artistico ma anche per la “veduta” di Sessa, seppure già riprodotta in stampe precedenti, posta nella zona inferiore. Tra gli altri dipinti vi sono la Decollazione di San Giovanni Battista, l’Assunzione di A. Sarnelli e il San Liborio di A. D’Elia. L’altare maggiore, inserito nell’area presbiterale di forma pseudo quadrata, è in marmi commessi così come quello delle cappelle mediane. Del pavimento, in cotto maiolicato, rimangono solo dei lacerti che fanno ben intuire l’alta qualità artistica, attribuibile ad un esperto riggiolaio napoletano.

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